Agronomia

Storia del mais dalle origini ai giorni nostri

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Episodio 6: un bilancio del XX secolo
Oltre alla genetica, cambiano anche le pratiche colturali del mais

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Non solo genetica: un intero approccio agronomico si è evoluto!

Tutti gli articoli precedenti si sono concentrati sui miglioramenti genetici apportati alla pianta del mais a partire dalla sua domesticazione.

Tuttavia, la storia di questa coltura non sarebbe completa senza un'analisi delle altre tecnologie e pratiche agronomiche introdotte e adottate dai maiscoltori in tutto il mondo, e su come esse abbiano contribuito al miglioramento della produzione di mais.

Prima dell'introduzione degli ibridi, il mais veniva tipicamente seminato a una densità di 2-3 piante al metro quadrato e coltivato in file distanti da 90 a 105 centimetri. Densità di piante superiori comportavano la riduzione della dimensione delle spighe e delle piante, se non addirittura l'assenza di spighe, oltre a favorire l'allettamento.

La selezione delle piante ha aumentato la tolleranza del mais agli stress, così come la sua efficienza, cambiando l'approccio alla semina, che ha potuto raggiungere densità molto più elevate, mantenendo una spiga con una produzione di circa mezzo chilo su ogni pianta. Oggi, il mais viene generalmente seminato a 7,5-8,5 piante per ettaro in ambienti a più alta resa, con una distanza di 75 cm tra le file, il che consente di catturare la luce in modo più efficiente.


All'innovazione genetica si accompagnano progressi nella meccanizzazione e nell'agrochimica, foto degli anni '40.

Altre importanti innovazioni nella gestione agronomica del mais includono l'impiego della chimica (ad esempio con i fertilizzanti sintetici, il controllo chimico delle erbe infestanti e dei fitofagi) e la meccanizzazione.

All'inizio dell'era dell'ibrido, un campo di mais era in genere fertilizzato con concimi animali che offrivano un apporto di nutrienti molto limitato, diserbato meccanicamente e raccolto a mano. La maggiore disponibilità di fertilizzanti azotati ha reso la maggior parte dei terreni coltivabili adatti alla produzione di mais, permettendo agli ibridi ad alta resa di esprimere il loro pieno potenziale. Lo sviluppo di erbicidi efficaci ha permesso agli agricoltori di eliminare quasi tutte le infestanti dai campi, riducendo la necessità di utilizzare la lavorazione del terreno come strumento di controllo delle malerbe.

La meccanizzazione ha consentito una semina più rapida e uniforme e una raccolta più veloce e flessibile, con rese che in pochi decenni sono diventate quasi sette volte superiori rispetto a quelle ottenute al momento dell’introduzione degli ibridi.


Raccolta del mais con una mietitrice trainata dal trattore. Foto degli anni '50.

Il XX secolo si chiude con una nuova rivoluzione nella genetica del mais

L'adozione dell’ibrido di mais, combinata con il miglioramento delle tecniche di selezione e delle pratiche agronomiche, ha portato a un aumento costante della resa media negli Stati Uniti, passata da circa 16 quintali per ettaro prima degli anni '30 a 80 quintali per ettaro nel 1995.

Questo tasso di crescita è proseguito negli anni successivi, con l'introduzione di diverse tecnologie basate sulle tecnologie di selezione molecolare (es. la MAS, Marker-Assisted Selection o selezione assistita da marcatori molecolari) e successivamente affiancata da tecnologie di evoluzione assistita.

Nelle aree geografiche in cui queste innovazioni genetiche sono state adottate, è stato possibile portare nel mais dei caratteri nuovi, che hanno conferito ad esempio la resistenza agli insetti o la tolleranza agli erbicidi, aggiungendo un guadagno produttivo medio di 1,3 quintali per ettaro all'anno, a partire dal 1995. E non c'è ragione di credere che questo tasso di crescita della resa del mais si stabilizzerà a breve, aprendo le porte a produzioni sempre più elevate.

Un bilancio globale della storia del mais

Dopo 9.000 anni di interventi umani per addomesticarlo, adattarlo e svilupparlo, il mais è diventato essenziale per il successo dell'umanità. Dopo essere diventato Segretario all'Agricoltura degli Stati Uniti, Henry A. Wallace, fondatore di Pioneer, disse: "Di tutte le colture annuali, il mais è una delle più efficienti nel trasformare l'energia del sole, la fertilità del suolo e il lavoro dell'uomo in una fonte di cibo adatto agli animali e agli esseri umani. È deplorevole che così pochi tra i milioni di persone la cui prosperità si basa sulla pianta di mais abbiano un così scarso apprezzamento o una così scarsa conoscenza di questa fantastica coltura...".


Un giovane agricoltore sceglie Pioneer. Foto degli anni '40.

È molto importante fare conoscere le origini del mais e come esso sia diventato così importante per nutrire, alimentare e sostenere la civiltà moderna. E con orgoglio, possiamo affermare che sin dalla sua fondazione nel 1926, Pioneer è stata leader nel trasformare il mais nella coltura importante e potente che è oggi.

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Episodio precedente

1960-1970

Il passaggio agli ibridi a singolo incrocio o "single cross"

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